Quei migranti amati e odiati

0

Migranti sì, migranti no. Salvini ha ragione, Salvini ha torto. Un barcone affonda e sono “tutti poveracci”, un barcone arriva e sono “tutti delinquenti”. Ed ecco che ci sentiamo continuamente costretti a prendere una posizione: o siamo pro o siamo contro. Se dici che sei pro ti guardano male, se dici che sei contro ti guardano male. Non ci sono mezze misure come se sulla questione degli sbarchi si dovesse essere per forza dalla parte di qualcuno.

Ma posso dirlo che io non voglio prendere le parti di nessuno? Io sto dalla parte della vita e permettetemi di dire che quando sento che un ragazzo di appena 14 anni, morto a seguito di un terribile naufragio nel Mediterraneo, è stato ritrovato con una pagella cucita in una tasca perché voleva forse dimostrare di essere qualcuno in un mondo che sperava lo avrebbe accolto a braccia aperte, la rabbia è davvero incontenibile.

Migranti in arrivo: chi sono?

Quel ragazzo era solo un adolescente che voleva vivere. Le centinaia di donne, uomini e bambini che si mettono in viaggio sono donne, uomini e bambini che vogliono vivere. Io non lo so che cosa si prova a stare ogni giorno in un Paese dominato dalla povertà, dalle guerre, dalla fame. Non lo so perché non sono nata lì. Loro però, quei migranti talvolta disprezzati e talvolta amati, lo sanno bene. Sono persone come noi che scappano per inseguire sogni e speranze. E no, non credo che siano felici di affrontare un viaggio lunghissimo che li porterà probabilmente a guardare in faccia la morte. Ormai abbiamo smesso di contare il numero di migranti morti in mare.

Qualcuno dice: “ci rubano le case”, “ci rubano il lavoro”, “ci rubano l’Italia”, “devono tornarsene al Paese loro”… I migranti visti come ladri o come bestie. Forse, è vero, tra quei tanti volti spauriti, tra quei corpi stipati in spazi piccolissimi, ci sta anche il ladro o il delinquente. Questo significa dover negare la speranza a persone che invece hanno negli occhi solo fame di vita?

I sogni spezzati di quel piccolo migrante con la pagella

Chissà quanta vita scorreva nelle vene di quel ragazzo originario del Mali che aveva una pagella cucita nella tasca. Vita che non c’è più, vita che è volata via, vita che avrebbe potuto essere ma che non è stata. Magari prima di prendere il largo quel giovane aveva guardato il mare immaginandosi dentro a una classe vera, con tanti altri ragazzi come lui, a leggere e a scrivere davanti a un banco, felice e fiero dei suoi bei voti. Chissà cosa sarebbe diventato quel ragazzo nel suo futuro: probabilmente un professore o un medico o un ingegnere. Quel 14enne però non diventerà mai nulla, non sarà mai nulla. Di lui resta una pagella, una storia, quella raccontata dal medico legale Cristina Cattaneo nel  libro “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore) e una toccante vignetta (del fumettista e disegnatore Makkox).

Leave A Reply