La statua umana

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Dio plasmò due statue in marmo. Entrambe erano incomplete: a una mancava un braccio e all’altra una gamba.
Poiché Dio volle sapere cosa pensavano le sue due creature imperfette, soffiò dentro ognuna di loro e le rese vive.

«Dio perché mi hai fatto senza un braccio?» chiese una statua appena vide il suo moncherino.
«E io? Perché mi hai generato senza una gamba?» domandò l’altra.
«Siete così perché l’ho voluto io che sono il vostro Signore. Ma oggi voglio darvi la possibilità di poter scegliere. Davanti a voi ci sono due porte: attraversando la prima raggiungerete la perfezione assoluta, sarete finalmente complete ma rimarrete per sempre delle statue immobili nel tempo e nello spazio. Attraversando la seconda, invece, rimarrete incomplete e imperfette ma potrete diventare umane».

La prima statua disse allora:«Io non ho alcun dubbio, voglio essere completa, avere due braccia per poter essere ammirata e amata da tutti. Non mi importa di diventare umana… Mi importa di apparire forte e splendida, di essere contemplata in eterno. Se diventassi umana ma senza un braccio sarei così fragile da lasciarmi morire subito».
La seconda statua disse: «Mio Signore, so che resterò incompleta ma io desidero solo essere umana».
«E sia!» esclamò Dio.

Le due statue attraversarono quindi le rispettive porte e quando furono dall’altra parte si ritrovarono entrambe in un giardino fiorito. La prima statua, come aveva desiderato, apparve bellissima e perfetta, con due braccia muscolose. La seconda statua, appoggiata a un bastone, si guardò le mani e vide che erano rosa, non più di marmo. Si toccò poi il petto e ascoltò il battito del suo cuore. Era viva ma senza una gamba. Zoppicando arrivò al cospetto della prima statua e un po’ ebbe invidia di lei che sarebbe stata perfetta per sempre.

Delle voci interruppero il flusso dei suoi pensieri. La statua tramutata in umano si nascose quindi dietro il tronco di un albero e attese. Sentì dei passi avvicinarsi. Poi li vide: quattro adolescenti. I giovani si accostarono alla statua perfetta e dopo essersi guardati intorno iniziarono a spingerla con forza. Spinsero tra mille risate fin quando la statua completa cadde a terra e si frantumò in decine di pezzi. La statua umana aspettò quindi che i giovani si fossero dileguati, poi si avvicinò con fatica a quel che restava della prima statua e iniziò a piangere.
«Dio, perché?» chiese ingoiando lacrime.
«Perché? Perché anche ciò che può sembrare perfetto non lo è mai. Ricorda, figlio mio, anche il marmo può essere fragile e può rompersi. Io non creo perfezione, io creo amore».
«E dov’è l’amore adesso? Se crei amore perché hai lasciato che facessero questo?» chiese la statua umana raccogliendo i pezzi dell’altra statua per cercare di ricomporla.
«Perché ho reso l’amore una scelta. Le persone sono libere di scegliere».
«Io non so se saprò amare».
«Tu stai già amando».
«E come lo sai?».
«Perché solo chi ama sa raccogliere le vite degli altri quando queste vanno in pezzi».

Sabrina Ferri

Foto: unsplash.com

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