Un viaggio lungo nove mesi

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Primo mese. Giornate frenetiche. Sveglia presto, doccia, colazione, di corsa a prendere l’autobus o la macchina. Uno sguardo all’orologio, lancette che corrono veloci. Tic, tac, tic, tac. Lavoro, palestra, cucina, pulizie. Una birretta con gli amici il sabato sera. Tutto appare esattamente come è sempre stato.

Secondo mese. Ti senti strana, stanca. Niente ciclo. Ops, e se fossi…? C’è una parola, quella parola che ti frulla nella testa. Respiri. Corri a comprare un test in farmacia che se è la prima volta che lo compri quasi ti vergogni a chiederlo e pensi che tutti ti stiano guardando. Hai letto che bisogna farlo la mattina appena sveglia ma se è pomeriggio te ne freghi e decidi di farlo lo stesso perché non stai più nella pelle, vuoi sapere, vuoi sapere adesso, all’istante. Fai il test in un soffio se già sei esperta, ti ci vuole almeno un’ora se sei una novellina tra istruzioni che sembrano geroglifici e eterna indecisione su dove fare pipì, se nel bicchiere o sullo stick. Positivo. Ma sarà un falso positivo? Meglio allora essere certe, via libera alle beta che sono analisi del sangue per sapere se aspetti, anche se a te quel nome strano fa venire in mente solo Eta Beta, un personaggio dei fumetti Walt Disney.

Terzo mese. E niente, ora lo sai. La tua vita inizia a cambiare, i tuoi ritmi iniziano a cambiare, i tuoi pensieri si accatastano uno sull’altro. Pensi al cuoricino che hai sentito battere dentro di te alla prima eco. Sarà maschio? Sarà femmina? Sarà sano? Intanto i sintomi si fanno sentire alla grande, anche se fino all’ultimo hai sperato di essere tra le elette, quelle che dicono di non aver mai avuto alcun sintomo. E quindi ti ritrovi a passare buona parte del tuo tempo nei bagni di casa, dell’ufficio, del supermercato e chi più ne ha più ne metta. E poi mangi, mangi senza pensarci, e sei hai avuto la toxo il panino con il prosciutto crudo alle otto di mattina non te lo toglie nessuno ma se la toxo non ce l’hai avuta devi accontentarti di qualche ciambella fritta rigorosamente senza crema.

Quarto mese. Cominci a vedere così tanti dottori e laboratori analisi che quasi ti sembra di essere in una puntata di Dr. House. Test per sapere, per capire, per scoprire. E in attesa di certi risultati non dormi. Hai paura che qualcosa possa andare storto perché lo sai che la vita è un ruota della fortuna e può toccarti il giro buono o quello meno buono. E allora cerchi di prepararti a tutto, anche al peggio.

Quinto mese. Hai passato i tre mesi precedenti a guardarti allo specchio. Oh, ma dove sta la pancia? Possibile che ci sia solo quell’arrotondamento quasi impercettibile? Eccoti accontentata. La pancia ti salta fuori e ti esplode e ti sembra di portare con te una piccola anguria. E il seno te lo guardi e pensi: ma questa sono io o Monica Bellucci? Nel frattempo passi in rassegna il tuo guardaroba e provi a infilarti un vecchio pantalone ma a malapena riesci a metterci un piede dentro. Davvero ero così magra? Fai fuori tutto, lasci solo qualche abito premaman e quei vestiti che speri un giorno non troppo lontano tornerai a metterti.

Sesto mese. Sesto mese, già sei al sesto mese? Non ti sembra vero ma sei sempre più vicina a quel giorno, il giorno di una nuova alba. E corri come una saetta a cercare trio, lettino, fasciatoio perché temi che non ci sia abbastanza tempo, che lei o lui potrebbe nascere ancora prima di avere una stanzetta, dei vestiti, una culla. A meno che non ci sia un fratellino o una sorellina, e allora puoi tirare forse un sospiro di sollievo. Lavi, ricicli, riusi.

Settimo mese. La borsa, devi preparare la borsa per l’ospedale. Dicono che devi metterci tre tutine, tu ce ne infili sei o sette perché tre ti sembrano poche e poi non può mancarti nulla: il cambio estivo, quello semi estivo, quello invernale, quello semi invernale, quello che non è né troppo scoperto né troppo coperto, né troppo lungo né troppo corto. Il risultato è una borsa talmente piena che tuo marito non la sfiora nemmeno perché ha paura di saltare in aria.

Ottavo mese. Mese del bonus mamma, delle domande a cascata al gine, della visita anestesiologica. Mese di ce la farò? Sarà doloroso? Oddio manca solo un mese, solo un mese!

Nono mese. Il tempo sta per scadere. E vuoi pensare e non pensare mentre la notte ti giri e ti rigiri come una cotoletta, passi dal fianco destro al sinistro almeno un centinaio di volte. Mal di schiena, vescica perennemente piena, gambe che sembrano di cemento. Cosa sentirò quando arriverà quel momento? E un po’ ti fai qualche film mentale su quanto o come urlerai, su come sarai diversa, su come i tuoi capelli arruffati e sudati ti si appiccicheranno addosso. Ma alla fine senti già l’odore della sua pelle, vedi già i tuoi occhi dentro i suoi, e ripensi a tutto questo tuo viaggio. I nove mesi più strani, intensi e sorprendenti di tutta la tua esistenza. Nove mesi che ti cambiano. Nove mesi che non dimenticherai mai più.

Sabrina Ferri

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